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Internet sicuro… ma per chi? L’Inghilterra obbliga i siti porno a controllare l’età. In Europa invece? Tutto libero.

Domande fumetto

Negli ultimi anni governi e istituzioni parlano tanto di sicurezza online, ma tra il dire e il fare c’è sempre un mare di mezzo. Nel 2023 il Regno Unito ha approvato l’Online Safety Act (OSA), una legge durissima che sta già cambiando il modo in cui i social e i siti per adulti operano. In Europa invece abbiamo il Digital Services Act (DSA), una legge che sulla carta dovrebbe “proteggere gli utenti”. Ma quando si va sul pratico, emergono falle gigantesche.

L’Online Safety Act: protezione vera, soprattutto dei minori. Il Regno Unito ha scelto la linea dura!

Ecco in cosa consiste

  • le piattaforme social devono togliere subito i contenuti illegali;
  • i contenuti “dannosi” (es. autolesionismo, bullismo, pornografia) vanno limitati;
  • e soprattutto: i siti per adulti devono verificare davvero l’età degli utenti.

Non si parla più del classico “Hai 18 anni? Sì/No” che tutti cliccano senza problemi. In Inghilterra, siti come Pornhub e YouPorn devono introdurre sistemi di age verification concreti:

  • controllo con documento d’identità,
  • carta di credito collegata a un maggiorenne,
  • o sistemi di terze parti certificati che dicono solo se sei over 18, senza rivelare altri dati.

Se non lo fanno? L’Ofcom, l’autorità inglese, può bloccare il sito o multarlo fino al 10% del fatturato globale.
Risultato? chi non si adegua rischia seriamente di sparire dal mercato UK.

Il Digital Services Act europeo: tante parole, pochi fatti

E in Europa? Qui la musica cambia. Il DSA, entrato in vigore nel 2024, è sicuramente un passo avanti: obbliga le piattaforme a rimuovere contenuti illegali, a spiegare come funzionano gli algoritmi e a permettere agli utenti di fare ricorso. Ma c’è un dettaglio enorme che stona: sui siti per adulti non c’è alcun obbligo vero di verifica dell’età.

In pratica:

  • un ragazzino di 12 anni può aprire YouPorn in Italia senza alcun ostacolo reale;
  • le piattaforme si limitano a mostrare un pulsante “Confermi di avere 18 anni?”;
  • e l’Europa chiude un occhio, parlando solo di “contenuti illegali”, ma lasciando fuori i contenuti “dannosi ma legali”.

Il paradosso è evidente: Bruxelles si vanta di avere “la legge più avanzata al mondo sulla sicurezza digitale”, ma quando si tratta di proteggere davvero i minori… il vuoto assoluto.

Perché il modello inglese fa discutere (e funziona)

Certo, l’OSA inglese non è perfetto. Ci sono dubbi sul rischio di censura e sul modo in cui i dati degli utenti verranno trattati.
Ma almeno una cosa è chiara: il Regno Unito ha messo i piedi nel piatto e ha detto stop all’accesso indiscriminato dei minori alla pornografia.

L’Europa invece preferisce rimandare, forse per paura di toccare interessi troppo grandi o per timore delle polemiche sul tema privacy. Intanto, però, milioni di adolescenti continuano a navigare senza filtri.

OSA vs DSA: due pesi e due misure

Tema Online Safety Act (UK) Digital Services Act (UE)
Contenuti mirati Illegali + dannosi (anche se legali) Solo contenuti illegali
Focus minori Obbligo di age verification reale Nessun obbligo concreto
Autorità Ofcom (può bloccare i siti) Commissione UE + autorità nazionali
Sanzioni Fino al 10% del fatturato globale Fino al 6% del fatturato globale

Conclusione: la solita Europa “a metà”

La verità è semplice: oggi un ragazzino in Italia può accedere a YouPorn senza alcun problema. Nel Regno Unito, invece, la legge obbliga a fermarlo.
Ecco perché l’Online Safety Act fa discutere ma almeno affronta il problema in modo diretto.

Il DSA europeo invece rimane un compromesso: bello nei principi, ma troppo timido quando si tratta di proteggere davvero i minori.

E allora la domanda sorge spontanea: che ce ne facciamo di una legge che promette sicurezza, ma non impedisce a un tredicenne di guardarsi un porno in tre click?

 

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